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Ma quale privacy? Le app per Android sono piene di tracker

Qual è il confine tra una “legittima” attività di monitoraggio dell’attività dei propri utenti e la violazione della privacy? Il confine è spesso labile e chiunque utilizzi Internet è (o dovrebbe essere) consapevole del fatto di essere sottoposto a una forma costante di controllo.

Nonostante questa consapevolezza, quando emergono dettagli sul sistema di controllo diffuso che sviluppatori e aziende utilizzano nei loro prodotti qualche brivido lungo la schiena corre comunque.

A contribuire alla paranoia da controllo questa volta ci pensa uno studio di Yale Privacy Lab ed Exodus Privacy, che ha analizzato le app per sistemi Android alla ricerca di porzioni di codice che funzionano come tracker, cioè che registrano (e memorizzano sui loro server) informazioni più o meno sensibili riguardo l’uso che facciamo delle applicazioni.

Il risultato è un quadro piuttosto preoccupante. I ricercatori hanno individuato un elenco di 44 tracker largamente utilizzati nelle app per il sistema Google (ma secondo lo studio iOS non sarebbe immune dal fenomeno) per registrare il comportamento di chi le utilizza. E non stiamo parlando di app semi-sconosciute: nell’elenco ci sono veri “pezzi da 90” come Twitter; Skype; Uber; Spotify; Tinder e SoundCloud.

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Il risultato dello studio è stato pubblicato all’interno di un sito Internet che consente di verificare (attraverso un sistema di ricerca non proprio esaltante) quali app utilizzano un tracker. Di più: il database contiene anche tutti i permessi che vengono richiesti dalle app al momento dell’installazione.

Uno strumento utile per capire il livello di invasività delle applicazioni per dispositivi mobile, anche se per orientarsi e comprendere a pieno le informazioni serve qualche competenza tecnica.

Se volete dargli un’occhiata, selezionate la voce Report e All Applications. Nella finestra, più o meno in ordine alfabetico, compaiono le app analizzate. Un clic consente di accedere a una sorta di scheda che contiene tutte le informazioni riguardanti la privacy “garantita” dall’app in questione.

Per quanto riguarda le app italiane, a un primo sguardo il record assoluto sembra essere quello dell’app Mondadori dedicata a Grazia, che contiene tracce di ben 16 tracker. Ma siamo certi che spulciando il database possano saltare fuori altre sorprese. Buon divertimento

Tutto ciò che occorre sapere su Spy Banker, la rete di malware bancari nascosta su Google Play

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Non soltanto ransomware: anche se, stando agli ultimi studi del settore, saranno proprio i malware finalizzati all’estorsione la minaccia principale del 2017, su Google Play continuano ad avvicendarsi altre tipologie di virus, tutte equamente pericolose. Dagli studi di ESET è emerso che una catena di botnet avrebbe sfruttato un codice open-source per farsi largo nella categoria delle app meteo, mascherandosi da app bancarie e estorcendo credenziali di accesso ai conti correnti.

Siete pronti per scoprire tutto ciò che occorre sapere a riguardo?

Che cos’è Spy Banker

Non si tratta di un semplice malware per smartphone: Spy Banker fa parte infatti di una vasta famiglia di virus per smartphone – come Ghost Push, per esempio – che coinvolge almeno tre varianti, ognuna delle quali agisce in maniera differente ma che possiedono nel proprio codice genetico le caratteristiche inconfondibili del ceppo genitore.

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La falsa app Good Weather – Foto: ESET

Rilasciato per la prima volta il 16 dicembre in un forum russo online, il codice di Spy Banker è diventato a tutti gli effetti open source, e quindi la tela bianca dalla quale possono prendere ispirazione gli hacker che desiderino realizzare un malware dedicato al sistema bancario. Stando ai dati raccolti, ESET avrebbe individuato insieme al laboratorio di sicurezza Dr. Web una serie di varianti che, seppur non riconducibili vicendevolmente, presentano come costante l’utilizzo di una botnet e di un server C&C per il coordinamento delle operazioni. Fortunatamente pare che il malware non abbia raggiunto l’Italia: dato che ESET è riuscita a penetrare nella struttura di comando prima che la rete botnet venisse smantellata, in testa ai Paesi colpiti troviamo la Turchia, insieme alla Siria, al Sud Africa ed alla Germania; sfortunatamente oltre 331 installazioni provengono da Stati sconosciuti, quindi non ci sentiamo di escludere che qualche contagio possa essere avvenuto anche in Italia.

Come volevasi poi dimostrare, i principali infettati paiono essere proprio gli smartphone equipaggiati con Android 4.4 KitKat: a seguire troviamo però Android Marshmallow 6.0 ed Android Lollipop 5.1.

Come Spy Banker attacca gli smartphone Android

Spy Banker, conosciuto anche come Trojan.Android/Spy.Banker.HU, agisce in maniera praticamente uguale nelle tre versioni finora analizzate, anche se la più aggiornata ricopre un range molto più ampio di banche, includendo sia società turche che tedesche, inglesi e francesi.

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In quanto malware appartenente alla categoria dei trojan, Spy Banker penetra nei device dei malcapitati utenti attraverso l’inganno: posizionandosi all’interno del Play Store sotto forma di applicazioni dedicate al meteo, riesce a convincere gli utenti ad eseguire il download grazie a screenshot, immagini di profilo e copertina sottratte ad altre applicazioni legittime. Fino ad ora gli alias più utilizzati si sono tutti serviti dei materiali forniti dall’app Good Weather – non senza una certa ironia da parte degli hacker: essendo Good Weather open source, Spy Banker non vìola alcun copyright.

Dopo essere riuscito a posizionarsi nel dispositivo del malcapitato utente, Spy Banker provvede a visualizzare una serie di false schermate che richiedono all’utente di concedere all’applicazione i permessi di amministratore per via della presenza di un presunto “Aggiornamento di sistema“; una volta che l’utente, ignaro del pericolo, si limita ad acconsentire, il malware si mette in contatto con il proprio server C&C. I comandi ricevuti consentono poi a Spy Banker, in grado ora di muoversi liberamente nel sistema, di modificare la password del lockscreen, mostrare false schermate di login bancarie e persino di lanciare fasulle notifiche provenienti dalle app di gestione del conto corrente.

La vittima, tratta in inganno, inserisce le proprie credenziali, le quali vengono recuperate ed utilizzate dagli hacker per svuotare il conto collegato; le segnalazioni dei prelievi non vengono visualizzate, nè gli SMS ricevuti, perchè Spy Banker provvede opportunamente a nasconderle e/o cancellarle.

Come difendersi da Spy Banker

Così come riporta ESET, Spy Banker è stato ufficialmente espulso dal Play Store e la botnet collegata è stata smantellata; ciononostante, trattandosi di un malware open source, è possibile che si ripresenti o che persino ne abbiate scaricato qualche versione secondaria senza accorgervene.

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Se volete verificare la presenza di Spy Banker, vi suggeriamo di procedere su “Impostazioni” > “Sicurezza” > “Amministratori dispositivo” e verificare che non sia presente la voce “System updater“: in caso di risultato positivo, provvedete a rimuovere i permessi concessi e a disinstallare la suddetta app dal dispositivo accedendo alla sezione “App“. In linea generale vi possiamo raccomandare di verificare sempre l’affidabilità delle app che provvedete ad installare, concedendo i permessi di amministrazione del dispositivo solamente ai casi che ne richiedano veramente l’applicazione – e vi possiamo assicurare che siano davvero rari.

Per il resto, se volete davvero proteggere i vostri dispositivi potete sempre affidarvi ad alcuni programmi di sicurezza.

Samsung: ecco la lista ufficiale dei device che saranno aggiornati a Nougat

Samsung ha ufficialmente stilato la lista dei primi dispositivi che riceveranno nelle prossime settimane Android 7.0 Nougat. Dopo aver rilasciato l’aggiornamento all’ultima major release Android per i top di gamma Galaxy S7 e Galaxy S7 edge, il colosso di Seul si appresta a rilasciare l’aggiornamento anche per gli altri dispositivi.

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Samsung: i device che riceveranno Android 7.0 Nougat

Fra i dispositivi che riceveranno l’aggiornamento ad Android Nougat entro la prima metà del 2017 troviamo:
• Galaxy S6;
• Galaxy S6 edge;
• Galaxy S6 edge Plus;
• Galaxy Note 5;
• Galaxy A3 (201X);
• Galaxy A8 (201X);
• Galaxy Tab A (edizione con S Pen);
• Galaxy Tab S2 LTE.

I dispositivi sopraccitati una volta che verranno aggiornati ad Android 7.0 Nougat potranno beneficiare di numerose novità introdotte nell’ultima versione del “robottino verde”. A quali novità facciamo riferimento? Innanzitutto alle novità riguardanti il Quick Panel e le notifiche estese. Per non parlare poi di alcuni piccoli affinamenti estetici che rendono l’esperienza d’uso ancora più piacevole.

Un’altra novità attesa da moltissimi utenti riguarda la modalità Multi Window attraverso la quale sarà possibile dividere in due lo schermo e utilizzare più app contemporaneamente. Uno dei benefìci più importanti di questo aggiornamento, comunque, riguarderà le prestazioni. Samsung ha infatti riferito che “l‘aggiornamento consentirà una maggiore velocità per quanto riguarda l’avvio delle app e i download dei vari aggiornamenti”.

La lista dei dispositivi che verranno aggiornati ad Android 7.0 Nougat potrebbe ampliarsi nelle prossime settimane. Naturalmente continueremo ad aggiornarvi con nuovi articoli. Per questa ragione… stay tuned!

Sfondo nero su smartphone: fa risparmiare batteria?

La chiave di volta per spiegare questo interrogativo sta nella tipologia di display del vostro smartphone; principalmente queste sono due: LCD (anche il Retina fa parte di questa famiglia) ed AMOLED.

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Volendo spiegare in modo grossolano la differenza tra LCD e AMOLED possiamo affermare che il primo, per riprodurre immagini e sfumature tramite i pixel di cui è composto, ha bisogno di una retroilluminazione costante; per il secondo, invece, ciascun pixel “brilla” di luce propria e si accende soltanto al bisogno. Se siete curiosi e volete tutti i dettagli potrete consultare il nostro approfondimento in merito!

Già per definizione un display AMOLED consuma meno di un display LCD. E come se non bastasse, lo sfondo nero fa risparmiare davvero batteria quando si parla di display AMOLED. Perché?

Sfondo nero su smartphone: AMOLED vs LCD

Come abbiamo già detto il display LCD ha bisogno di retroilluminazione costante, mentre il display AMOLED gode di “luce propria”. Di conseguenza, come è semplice intuire, riprodurre il nero su un display AMOLED significa tener spento il relativo pixel, ciò si traduce in un diretto risparmio in termini di energia.

Ma ciò che può lasciare un attimino “sconvolti” è il fatto che per i display LCD valga l’esatto contrario: l’ottimizzazione della batteria, seppur in modo quasi impercettibile, si ottiene usando sfondi chiari o addirittura bianchi. Questo principalmente a causa della struttura di un display LCD e dei suoi cristalli liquidi, a forma di elica intrecciata (come un DNA).

Senza scendere nei tecnicismi, per riprodurre lo sfondo nero in assenza di luce tramite la retroilluminazione, i cristalli liquidi e la combinazione dei polarizzatori c’è bisogno di sciogliere completamente “l’elica” del cristallo, impiegando la quantità più alta di energia.

Dunque, per farla breve, usare uno sfondo nero fa davvero risparmiare batteria soltanto sui display AMOLED. Per quanto riguarda gli LCD, invece, avviene l’esatto contrario – anche se, come già detto, l’ottimizzazione da colori chiari è quasi impercettibile.

I 6 Saggi Consigli e trucchi per ridurre il consumo batteria di Google Play Services

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#1 – Disattivate i task killer

Che siate frequentatori assidui del nostro portale o salutari avventori, poco importa: la presenza di un task killer all’interno del vostro device non è giustificabile in alcun modo, ed anzi vi esortiamo a prendere i più drastici provvedimenti a riguardo.

Un task killer infatti non aiuta il sistema operativo a gestire intelligentemente la memoria RAM ma contribuisce invece ad aumentarne il carico di lavoro spegnendo e riavviando i processi delle applicazioni che Android è in grado di attivare e disabilitare in totale autonomia, intasando il sistema di distribuzione delle risorse. Per ciò che concerne il consumo batteria di Google Play Services, vi basterà capire che anche quest’ultimo fa parte dei processi che un task killer disattiva periodicamente, il quale dunque viene costretto ad un costante riavvio che provoca un terribile aumento del consumo della batteria.

#2 – Aggiornate Google Play Services

L’elevato consumo batteria di Google Play Services potrebbe essere causato da una temporanea incompatibilità della versione correntemente installata nel device con il sistema operativo, specialmente se l’interfaccia originale è stata sostituita con una custom ROM non impeccabilmente ottimizzata.

Per ridurre il consumo batteria di Google Play Services non dovrete disinstallare la vostra ROM preferita, ma basterà che accediate a “Impostazioni” > “App” > “Google Play Services” > “Memoria” (solo per Android Marshmallow e superiori) > “Gestisci spazio” (solo per Android Marshmallow e superiori) e da qui tappiate su “Cancella tutti i dati“; non dimenticate poi di cancellare anche le cache e di rimuovere gli ultimi aggiornamenti (se possibile); dopodichè accedete a QUESTA pagina Google Play e ri-aggiornate Google Play Services.

#3 – Chiudete tutte le app

Google Play Services non esiste su Android quale applicazione autonoma, ma viene integrato all’interno di un gran numero di applicazioni che necessitano del collegamento ai servizi Google; non è detto che una delle applicazioni installate sia la causa dell’elevato consumo batteria di Google Play Services – continuate la lettura dei paragrafi successivi per cogliere il riferimento – ma basterà attivare la Modalità Provvisoria per verificarlo.

Eseguite dunque una pressione prolungata del tasto “Power“, dopodichè eseguite un tap prolungato sul tasto “Spegni” appena comparso: dopo qualche secondo comparirà una scheda di conferma che vi chiederà di attivare la Modalità Provvisoria; così facendo entrerete in una sandbox all’interno della quale il sistema operativo si comporterà come se tutte le applicazioni installate fossero state improvvisamente rimosse e il device fosse stato riportato alle condizioni di fabbrica. Se anche in questa modalità Google Play Services continuerà ad essere la principale causa di consumo della batteria, allora provate a disabilitare Google Now per verificare che l’assistente di Google non sia il vero colpevole.

#4 – La popolarità può essere dannosa

Quanti account email e Google avete attualmente in uso sul vostro smartphone?

Come vi anticipavamo nei precedenti paragrafi, Google Play Services viene principalmente utilizzato dalle applicazioni ma è anche incaricato della sincronizzazione degli account Google ed email con i rispettivi server, provvedendo a fornire tutte le notifiche in arrivo in pochi secondi; sfortunatamente anche la fase di sincronizzazione può causare un alto consumo di risorse e dunque un forte consumo batteria di Google Play Services se questi saranno presenti in gran numero. Il nostro consiglio è di disabilitare la sincronizzazione degli account ininfluenti accedendo a “Impostazioni” > “Account” > “Google” e di disattivare la fase di syncing dell’intero account o di alcune delle voci visualizzate.

#5 – Riducete la localizzazione

Siete uno dei pochi giocatori di Pokémon GO che ancora esegue quotidianamente una metodica caccia ai Pokémon più rari, o semplicemente fate un largo uso di navigatori a causa del vostro pessimo senso dell’orientamento?

In ogni caso, vi spiacerà sapere che la vostra passione o necessità è diventata la principale causa di consumo batteria di Google Play Services: anche i sensori di geolocalizzazione vengono inclusi nel report del sistema operativo, ma fortunatamente esiste un rimedio. Accedete a “Impostazioni” > “Geolocalizzazione” e, se attiva, all’interno della sezione “Modalità geolocalizzazione” selezionate “Solo dispositivo“: abbasserà di molto la precisione della localizzazione del device, ma farà lo stesso anche con il consumo batteria di Google Play Services.

#6 – Niente emoji, per favore

 

Potrà sembrarvi bizzarro, ma sono stati registrati frequenti errori di sincronizzazione – con un conseguente aumento del consumo batteria di Google Play Services, che come sappiamo ne è il principale responsabile – se all’interno della rubrica sono presenti contatti salvati con un’emoji nel corpo testo: eliminateli e (forse) la durata della batteria aumenterà.

Una backdoor di WhatsApp consente a Facebook e governi di intercettarne i messaggi

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WhatsApp potrebbe consegnare le conversazioni degli utenti alle autorità, se richiesto

In seguito all’ultimo cambiamento della propria privacy policy Whatsapp è stato investito da una sequela di critiche e provvedimenti governativi che hanno di fatto impedito alla società proprietaria dell’applicazione, Facebook Inc., di ottenere qualsiasi dato riferito agli utenti dell’app di messaggistica da sfruttare per una maggiore indicizzazione delle pubblicità nel social network.

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La nuova backdoor scoperta dal ricercatore informatico Tobias Boelter, impiegato presso l’University of California, Berkeley, ha raccontato al quotidiano inglese the Guardian – non nuovo a questa tipologia di esclusive, se consideriamo che fu uno dei primi giornali ad essere contattato da WikiLeaks per la pubblicazione dei propri database – che WhatsApp possiederebbe una backdoor capace di mettere a rischio la sicurezza delle conversazioni degli utenti, e della quale Facebook sarebbe già al corrente dall’aprile dello scorso anno.

La backdoor sarebbe presente all’interno del sistema di invio dei messaggi, e dunque non coinvolgerebbe direttamente il protocollo di crittografia (Axolotl, lo stesso integrato nell’app Signal, Allo e Messenger nelle chat segrete): ogni messaggio, prima di essere inviato, viene trasmesso attraverso i server di WhatsApp che provvedono alla sua crittografia; qualora però il soggetto risulti offline, il messaggio verrà re-crittografato con una nuova chiave e nuovamente inviato, mentre il precedente testo rimarrà all’interno del database dell’applicazione.

Anche se ciò potrebbe lasciare supporre che solamente un messaggio potrebbe essere intercettato e non un’intera conversazione, sarebbe possibile ripetere il procedimento per intercettare l’intera chat, arguisce Boelter. Ciò significherebbe non soltanto che WhatsApp è formalmente in grado di archiviare le conversazioni – anche se in un caso specifico – ma che tale metodo potrebbe essere sfruttato dai governi per compiere intercettazioni. Non soltanto l’NSA, ma anche la Gran Bretagna di recente ha lanciato l’Investigatory Power Act che consente di intercettare messaggi in caso di indagini e che costringe le società a mantenere una backdoor sulle chat.

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L’unico sistema di difesa attualmente disponibile è la notificazione del cambiamento della chiave di sicurezza (“Impostazioni” > “Account” > “Sicurezza” > “Mostra notifiche di sicurezza“) così come la singola spunta che, se non visualizzata, potrebbe lasciare intendere ad un’intercettazione di questo tipo poichè i messaggi intercettati presentano solamente una spunta.

Nokia 6 ufficiale: è lo smartphone del grande ritorno di Nokia

HMD Global, la compagnia che ha la licenza per la produzione di smartphone con brand Nokia, ha annunciato ufficialmente i dettagli del suo primo smartphone Android. Atteso per i primi mesi del 2017, il suo nome sarà Nokia 6. Viene confermato quindi il “grande ritorno” di Nokia nel suo mercato principale, anche se la notizia non è troppo accattivante, nel concreto, per noi europei.

 

 

“Nokia 6 segna il primo passo verso l’ambizione di Nokia di imporre un nuovo standard sul piano del design, della qualità dei materiali e dell’innovazione produttiva su tutte le fasce di mercato, sviluppando sulla garanzia della vera e propria esperienza tipica di Nokia”, con queste parole HMD ha tolto i veli da Nokia 6, un dispositivo che come ha sottolineato la stessa società in passato non intende meravigliare con numeri superlativi. Con il brand Nokia infatti verranno proposti dispositivi dalla “qualità premium” ad un “prezzo competitivo”, usando le stesse parole dei vertici HMD.

Dello smartphone sono state anticipate le caratteristiche tecniche: chi si aspettava un SoC di fascia alta rimarrà probabilmente deluso dal Qualcomm Snapdragon 430 integrato abbinato al modem X6 LTE. La CPU da otto core viene affiancata da una GPU Adreno 505, da ben 4GB di RAM e da 64GB di storage, il tutto alimentato da una batteria da 3.000 mAh. Nokia 6 fa uso di un display da 5,5 pollici a risoluzione Full HD, coperto da uno strato in Gorilla Glass 3 con angoli arrotondati 2.5D. Non mancherà il supporto al Dual-SIM e l’installazione nativa di Android 7.0 Nougat.

Nokia 6 specifiche tecniche
SO Android 7.0 Nougat
Display 5,5″ Full HD (1080p)
SoC Qualcomm Snapdragon 430 octa-core 1,5GHz
RAM 4 GB LPDDR3
Storage 64 GB espandibile
Fotocamere 16 MP PDAF f/2.0
8 MP f/2.0 grandangolo 84°
Extra 4G LTE
Sensore impronte
Dual-SIM
Batteria 3.000 mAh

Il dispositivo integra due altoparlanti interni con doppio amplificatore e supporto alle tecnologie Dolby Atmos e non manca il jack audio da 3,5mm. Saranno due le fotocamere: la principale usa un sensore da 16 megapixel con autofocus a rilevamento di fase, obiettivo f/2.0 e doppio flash a LED, mentre quella frontale usa un sensore da 8 megapixel e obiettivo grandangolare. Nokia 6 dispone anche di un sensore biometrico per la scansione delle impronte digitali, integrato frontalmente per un raggiungimento più comodo nella maggior parte delle circostanze.

 

Ma passiamo alle note dolenti: al momento in cui scriviamo Nokia 6 è previsto solo nel mercato cinese e non è chiaro se lo smartphone riuscirà a superare i confini dello stato asiatico. Sarà un’esclusiva per il sito JD.com al prezzo di 1.699 Yuan, quindi poco più di 230 euro, con il debutto atteso nei prossimi mesi. Da notare, infine, che il CEO Juho Sarvikas ha sottolineato che la compagnia sta cercando di svelare “altri prodotti nella prima metà dell’anno” con il brand Nokia che potrebbe presto ritornare in grande stile nel suo mercato. Come ai vecchi tempi.

Nuovo virus WhatsApp ruba i dati bancari: a rischio utenti Android

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I problemi legati alla sicurezza su WhatsApp si fanno sempre più articolati e fitti. Gli hacker, infatti, stanno iniziando a usare con costanza il servizio di messaggistica istantanea per rubare dati sensibili, conti bancari e password degli utenti ignari. Tutto questo grazie all’invio di un software dannoso.

A individuare l’aumento di truffe e attacchi di cyber criminali tramite WhatsApp è stato un rapporto dell’IBTimes. Per ora ci sono stati due differenti malware individuati, entrambi provenienti dall’India. Anche se casi simili sono stati riscontrati in tutto il mondo. Ad essere colpiti sono in particolare gli utenti Android che usano una vecchia versione del sistema operativo Google. E gli smartphone più a rischio sembrano quelli di fascia bassa. Proprio per le vecchie versioni di Android che troviamo a bordo. I due file dannosi contengono i nomi di due organizzazioni governative indiane, il NDA (National Academy Difesa) e NIA (National Investigation Agency).

 

I due virus sono travestiti da file di Microsoft Excel e si chiamano “NDA-ranked-8th -toughest-College-in-the-world-to-get-into.xls” e “NIA-selection-order-.xls”. Il software è in grado di accedere alle informazioni personali sensibili, come credenziali di accesso e vari dati bancari.  Già diverse società di sicurezza indiane sono state messe in allerta. Ma il sistema opera allo stesso modo anche fuori dal paese asiatico. Viene inviato un file che sembra arrivare da un’istituzione o da un ente molto famoso a livello nazionale. Se questo viene scaricato e aperto il nostro dispositivo verrà infettato. Il consiglio è sempre lo stesso: evitare di aprire file sospetti che arrivano da persone che non conosciamo e allo stesso tempo stare attenti anche a video, foto o allegati ricevuti da conoscenti ma che sembrano avere poca pertinenza con le nostre conversazioni.

 

Proteggiti da virus, attacchi, frodi, spie e altro ancora

Quando usi il Web per effettuare operazioni bancarie, fare shopping, navigare o andare sui social network, sei costantemente esposto a rischi di sicurezza, come infezioni da malware, cybercriminalità e phishing. È quindi importante garantire che tutti i dispositivi collegati a Internet, nonché i dati personali in essi archiviati, vengano protetti in maniera efficace contro tutte le potenziali minacce provenienti dal Web.

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